La storia di questa epopea inizia il 20 agosto 1953, quando il colonizzatore decise di costringere all'esilio il simbolo della sovranità nazionale, l'eroe della liberazione e dell'indipendenza e il primo combattente della resistenza, il defunto Sovrano, il defunto S.M. Mohammed V, insieme all'illustre Famiglia Reale, credendo erroneamente che questa decisione avrebbe spento la fiamma della lotta nazionale e avrebbe finito per rompere i forti legami che univano il popolo al Trono, indica un comunicato stampa dell'Alto Commissariato per gli ex combattenti della resistenza e gli ex membri dell'esercito di liberazione.
Ma questo atto spregevole avrebbe poi avuto l'effetto opposto, segnando l'inizio della fine della presenza coloniale e piantando l'ultimo chiodo nella bara del colonizzatore, poiché il popolo marocchino dimostrò una feroce resistenza a questo vile complotto, compiendo immensi sacrifici per la gloria e la dignità della patria, la sua sovranità, la sua identità e il ripristino della legittimità con il glorioso ritorno del legittimo Sovrano che portava trionfalmente la bandiera della libertà e dell'indipendenza, sottolinea la stessa fonte.
L'Alto Commissariato osserva, a questo proposito, che la Rivoluzione del Re e del Popolo rappresenta un momento storico significativo e cruciale nella lotta nazionale condotta per decenni e generazioni dai marocchini di fronte alle provocazioni e alle aggressioni del colonizzatore, realizzando imprese ammirevoli e uniche nella storia della liberazione dei popoli dal giogo del colonialismo e offrendo un bell'esempio della solidità dei legami esistenti tra tutte le componenti del popolo marocchino, tra la base e il vertice, sacrificandosi per difendere la propria sacra religione, i propri valori nazionali e la propria identità nazionale.
Ha aggiunto che questa epopea della rivoluzione del Re e del popolo occupa un posto speciale nel cuore di ogni marocchino, essendo una splendida illustrazione dei valori del patriottismo, dell'orgoglio di appartenenza nazionale, del sacrificio, dell'impegno e della lealtà, nonché del trionfo della volontà del Trono e del popolo.
Il documento ricorda che i marocchini contrastarono le ambizioni e i desideri stranieri, dimostrando convinzione e determinazione di fronte ai dettami del colonizzatore, citando come esempio la feroce resistenza condotta contro di loro in tutto il Regno, tra cui le battaglie di Elhri nel Medio Atlante nel 1914, di Anoual nel Rif (1921-1926), di Boughafer a Ouarzazate e la battaglia di Jbel Baddou a Errachidia nel 1933.
L'Alto Commissariato ricorda inoltre che l'azione politica proseguì in seguito, opponendosi al cosiddetto Dahir Berbero del 1930, che mirava a dividere il popolo marocchino e a seminare razzismo e fanatismo tribale ed etnico. A questo proposito, cita la presentazione di numerose richieste di riforma, tra cui il programma di riforme nazionali, il proseguimento della mobilitazione nazionale, la promozione dei valori religiosi e nazionali, nonché un'educazione autentica, e la sensibilizzazione di tutte le componenti del popolo marocchino sui propri legittimi diritti e sulla validità delle rivendicazioni nazionali.
Sforzi colossali e instancabili coronati dalla presentazione, l'11 gennaio 1944, del ''Manifesto dell'Indipendenza'', un documento che illustra la chiarezza della visione e degli obiettivi, nonché la forte determinazione del Trono e del popolo a liberarsi dal giogo del colonizzatore, in un'ondata di consultazione e consenso tra l'eroe della liberazione e dell'indipendenza e il primo combattente della resistenza, il defunto Sovrano Suo Maestà Mohammed V e i leader del movimento nazionale, sottolinea la stessa fonte, prima di aggiungere che ciò rappresenta una svolta cruciale nella lotta nazionale per l'indipendenza del Marocco e la realizzazione delle sue legittime ambizioni per un futuro promettente.
Il 9 aprile 1947, il defunto Suo Maestà Mohammed V visitò Tangeri, dove pronunciò il suo storico discorso in cui il defunto Sovrano espose le nuove sfide della nuova fase della lotta nazionale, chiedendo apertamente l'indipendenza e l'unità nazionale del Marocco, ricorda il documento, sottolineando che questa visita unitaria illustra magistralmente la ferma volontà del Marocco di realizzare il suo legittimo diritto all'indipendenza, nonché il suo impegno per la sua unità, i suoi fondamenti storici e di civiltà, la sua appartenenza al mondo arabo-islamico e la sua mobilitazione in difesa dei valori religiosi, delle costanti nazionali e della sua identità di civiltà, culturale, sociale e umanistica.
L'Alto Commissariato segnala che questa visita reale ha immediatamente innescato tensioni e una feroce lotta tra il Palazzo Reale e la Residenza Generale del protettorato francese, che ha lavorato per fare pressione sul simbolo dell'unità marocchina e della sovranità nazionale, con l'obiettivo di seminare divisione tra il Re, il popolo e il movimento di liberazione, rilevando che tutte le manovre del colonizzatore non hanno minato la volontà, al contrario hanno esacerbato le tensioni fino a uno scontro frontale con le autorità coloniali.
Data la coesione tra il Trono e il popolo, nonché l'eroico atteggiamento del defunto Sovrano, Sua Maestà Mohammed V, che rimase imperturbabile di fronte alle manovre della Residenza Generale del protettorato francese, le autorità coloniali furono costrette a minare il simbolo della nazione e il garante della sua unità, decidendo di esiliarlo insieme alla Famiglia Reale il 20 agosto 1953. Erano erroneamente convinte che questa decisione avrebbe posto fine alla resistenza, ammirando il coraggioso atteggiamento dell'eroe della liberazione e dell'indipendenza, che si rifiutò di cedere nonostante la minaccia dell'esilio, preferendo difendere le sue convinzioni e le sue scelte a favore della sovranità nazionale, nonché dell'orgoglio e della dignità del popolo marocchino.
Ed è in questa difficile situazione che i combattenti della resistenza moltiplicarono gli atti di coraggio e sacrificio con l'unico obiettivo del ritorno dall'esilio del legittimo Sovrano e dell'illustre Famiglia Reale e della successiva proclamazione dell'indipendenza, ha affermato l'Alto Commissariato, prima di aggiungere che le manifestazioni di protesta e i ripetuti attacchi della resistenza scatenarono le operazioni dell'esercito di liberazione nel nord del paese il 1° ottobre 1955.
Di fronte a questa rivoluzione, il potere coloniale non ebbe altra scelta che cedere alla volontà del Trono e del popolo, liberando il Re "Mujahid" e la sua illustre famiglia il 16 novembre 1955. Ciò suscitò un'immensa gioia nel Paese sotto la bandiera dell'indipendenza, inaugurando il capitolo della grande jihad, la grande lotta economica e sociale per la costruzione di un Marocco libero e indipendente, determinato a raggiungere la propria integrità territoriale.
La marcia di liberazione e il completamento dell'indipendenza nazionale continuarono con la riconquista di Tarfaya il 15 aprile 1958 e di Sidi Ifni il 30 giugno 1969, ricorda la stessa fonte, prima di sottolineare che questa epopea eroica portò alla liberazione delle restanti parti usurpate del Sahara marocchino grazie alla simbiosi tra il Trono e il popolo, in particolare al genio e alla saggezza dell'iniziatore della gloriosa marcia verde, il defunto Suo Maestà Hassan II, che rese possibile il 28 febbraio 1976 la cacciata dell'ultimo soldato straniero di stanza nel Sahara marocchino, nonché la riconquista della provincia di Oued Eddahab il 14 agosto 1979.
In questo documento, l'Esercito di Resistenza e Liberazione sottolinea che, celebrando il 72° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo, che coincide con il 62° compleanno di Suo Maestà il Re Mohammed VI, intende soprattutto instillare nelle giovani generazioni i valori e gli insegnamenti di questa grandiosa epopea, ispirandosi in questo approccio alle Alte Direttive Reali che invitano a trarre insegnamenti dalla lotta nazionale.
"Si tratta di una nobile missione e di una responsabilità che grava su tutti i marocchini, come è stato ripetutamente ribadito da Suo Maestà il Re Mohammed VI, che Dio lo assista", ha osservato l'Alta Commissione.
La Famiglia della Resistenza ribadisce, in questa occasione, la sua lealtà e fedeltà al Glorioso Trono Alawita e riafferma il suo continuo sostegno a Suo Maestà il Re Mohammed VI nella difesa dell'integrità territoriale, accogliendo con favore l'iniziativa marocchina di concedere un'autonomia ampliata alle province meridionali sotto sovranità nazionale.
A tal proposito, ribadisce che questa iniziativa marocchina gode del consenso nazionale e del sostegno della comunità internazionale, che la considera un piano democratico e pragmatico per raggiungere una soluzione definitiva a questo conflitto artificiale.
A tal proposito, la Famiglia della Resistenza accoglie con grande favore il discorso pronunciato da Suo Maestà il Re Mohammed VI il 29 luglio 2025, in occasione del 26° anniversario dell'ascesa del Sovrano al Trono dei Suoi Gloriosi Antenati, in cui Suo Maestà il Re ha ribadito la determinazione del Marocco ad aprirsi al suo ambiente e il suo attaccamento al Maghreb.
-Notizia riguardo alla questione del Sahara occidentale/Corcas-