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Il Vertice straordinario dell'Unione Africana (UA) sul rafforzamento dei meccanismi di prevenzione e gestione dei conflitti in Africa, svoltosi il 29 e 30 agosto a Luanda, ha concluso i propri lavori adottando documenti che consolidano un approccio africano alla prevenzione. Tale approccio si fonda sul rafforzamento e sull'efficacia dei meccanismi esistenti, sul loro inserimento in una visione multidimensionale che coniuga pace, sicurezza e sviluppo, nonché sul rispetto del principio del primato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CSNU) in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Le conclusioni del Vertice sanciscono così diversi orientamenti in linea con le posizioni costantemente sostenute dal Regno del Marocco, ovvero: privilegiare la prevenzione, rafforzare i meccanismi esistenti anziché moltiplicare le strutture, agire sulle cause profonde dei conflitti attraverso l'approccio "Nexus" (pace-sicurezza-sviluppo) e preservare un'architettura istituzionale africana coerente, guidata dal principio del primato del CSNU.

In tal senso, il vertice di Luanda ha posto l’accento sul rafforzamento dei meccanismi africani esistenti per la prevenzione, la mediazione, la gestione e la risoluzione dei conflitti.

Non si tratta tanto di creare nuovi dispositivi, quanto di rendere più efficaci, reattivi e coordinati gli strumenti di cui il continente già dispone.

Questo orientamento risponde a un’esigenza di efficienza istituzionale. Di fronte al moltiplicarsi e alla crescente complessità delle crisi, la sfida consiste ormai nella capacità di anticipare le tensioni, migliorare i sistemi di allerta precoce, potenziare la mediazione e intervenire tempestivamente per impedire che una situazione di fragilità degeneri in un conflitto aperto.

La prevenzione si configura dunque come un investimento strategico, meno oneroso – sia in termini umani che finanziari – rispetto alla gestione di crisi già in atto.

In merito al nesso pace-sicurezza-sviluppo quale pilastro fondamentale della prevenzione, il vertice ha riconosciuto la natura multidimensionale della prevenzione dei conflitti. Tale concezione si allinea direttamente all’approccio promosso dal Marocco riguardo al nesso pace-sicurezza-sviluppo, in particolare attraverso il Processo di Tangeri.

Nel corso del vertice, il Marocco ha sottolineato che la prevenzione dei conflitti non può limitarsi alla sfera securitaria o istituzionale, ma deve anche affrontare le cause profonde dei conflitti stessi, siano esse di natura economica, sociale, istituzionale, climatica o umana.

In quest'ottica, il Regno ha evidenziato la necessità di investire maggiormente nei fattori che generano una pace duratura, tra cui lo sviluppo umano, l'occupazione e le prospettive per i giovani, la sicurezza alimentare e idrica, le infrastrutture, la connettività e la resilienza delle comunità.

Tale approccio comporta il considerare queste politiche non più soltanto come strumenti di sviluppo, bensì come vere e proprie leve di prevenzione, stabilità e consolidamento della pace.

Esso riflette così il passaggio graduale da una logica di gestione dei conflitti successiva al loro scoppio a una logica volta a costruire a monte le condizioni per la pace e a prevenire l'insorgere delle crisi.

Questa ambizione africana si inserisce, parallelamente, in un'architettura internazionale chiaramente definita. A tal proposito, il riconoscimento del principio della responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali costituisce un elemento essenziale delle conclusioni del Vertice.

Questo orientamento si allinea direttamente alla posizione sostenuta dal Marocco durante i lavori del vertice di Luanda, che ha insistito sulla necessità di fare della coerenza tra l'Unione Africana e le Nazioni Unite un principio guida per l'attuazione dei meccanismi africani di prevenzione e risoluzione dei conflitti.

Per il Regno, il rispetto della responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza dell'ONU costituisce una garanzia di coerenza istituzionale, consentendo in particolare di evitare sovrapposizioni di mandati, la proliferazione di processi paralleli e iniziative suscettibili di complicare gli sforzi di risoluzione delle controversie.

Non si tratta quindi di contrapporre l'azione africana a quella internazionale, bensì di organizzare la loro complementarità nel rispetto dei mandati e delle competenze stabiliti. Tale approccio consente di rafforzare l'architettura africana per la pace e la sicurezza senza modificarne gli equilibri istituzionali né creare, attraverso un'interpretazione estensiva, nuove competenze.

Nel corso dei lavori del Vertice, il Marocco ha insistito in particolare sulla necessità di garantire un'attuazione realistica e finanziariamente sostenibile del Piano d'azione di Luanda e della relativa matrice. A tal proposito, il Regno ha auspicato una chiara definizione delle priorità, l'evitamento di duplicazioni istituzionali e una valutazione precisa delle implicazioni finanziarie di qualsiasi nuova attività.

Il finanziamento, tuttavia, non riguarda soltanto le operazioni di pace o la gestione delle crisi. Una vera politica di prevenzione implica anche investire nella mediazione, nel sistema di allerta precoce, nella diplomazia preventiva e nella ricostruzione post-conflitto, ma anche – in linea con l'approccio "Nexus" – nei fattori economici, sociali e umani in grado di ridurre in modo duraturo i rischi di conflitto.

È proprio qui che risiede una delle sfide principali del post-Luanda: passare da una cultura del finanziamento della crisi a una vera cultura del finanziamento della prevenzione.

Il Marocco ha inoltre sottolineato la necessità per l’Africa di rafforzare progressivamente la propria capacità di finanziare le priorità in materia di pace, sicurezza e sviluppo, continuando al contempo ad avvalersi di partenariati internazionali solidi, prevedibili ed equilibrati.

Per il Marocco, i risultati del Vertice confermano dunque diversi principi fondamentali: la priorità accordata alla prevenzione, il consolidamento dei meccanismi esistenti, un approccio multidimensionale alle cause dei conflitti, l’interconnessione tra pace, sicurezza e sviluppo e il rispetto dell’architettura internazionale fondata sulla centralità del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Tale visione si inserisce nell’approccio africano promosso da Sua Maestà il Re Mohammed VI, che pone lo sviluppo umano, la cooperazione Sud-Sud, la solidarietà e la prosperità condivisa al centro del contributo del Regno alla stabilità del continente.

La lezione principale di Luanda potrebbe dunque riassumersi in un'equazione: meccanismi di prevenzione più efficaci, rafforzati dal nesso pace-sicurezza-sviluppo, guidati dal principio del primato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e sostenuti da un finanziamento sostenibile.




-Notizie riguardo alla questione del Sahara Occidentale/Corcas-

 

   
  
 
 

 
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